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LE AGRICOLTURE PER RILANCIARE L’ECONOMIA

Sfide, strade percorribili e riflessioni per rilanciare l’economia
L’Onorevole Nicola Procaccini - già sindaco per due mandati di Terracina, da sempre attento alle battaglie ecologiste e alla dimensione rurale - sottolinea la necessità di incentivare l’agricoltura differenziando i metodi di produzione e investendo su competitività e sostenibilità ambientale.

LE AGRICOLTURE PER RILANCIARE L’ECONOMIA

L’utilizzo del termine agricoltura nella sua declinazione plurale sottintende una fondamentale verità: le realtà agricole non sono tutte uguali, e la sfida ad oggi è differenziare i metodi di produzione per combattere le criticità emerse su larga scala, quali ad esempio il consumo del suolo e lo spreco di risorse.

Anche per questo in Europa un terzo del budget dell’Unione è destinato al settore tramite la PAC, poiché la sicurezza alimentare è un cardine non trascurabile per i cittadini europei al pari dalla sostenibilità economica per i produttori e della possibilità per i consumatori di accedere ad un’alimentazione variegata, controllata e sana. Alla luce di questi assunti fondamentali la vera sfida è quindi scardinare l’idea che esista un solo modo di coltivare prendendo in considerazione anche i limiti dall’attuale produzione agricola.

Queste sono tematiche al centro dell’agenda Europea che tramite le strategie comuni cerca di indirizzare produzione e consumo verso il metodo biologico. Ma questo non basta: nel mese di ottobre infatti sono stati resi noti due studi preliminari sulla strategia europea From Farm to Fork, che punta a ridurre la distanza tra produttore e consumatore, ma richiede degli sforzi di produzione che ad oggi non rispondono alle necessità del mercato. Questi due studi, uno dell’Università di Wageningen e l’altro del Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, hanno sottolineato come le strategie in discussione siano carenti e potrebbero portare a problemi di sotto produzione, aumento dei costi e conseguente aumento dell’importazione da paesi terzi.

Tutto questo è in antitesi con le ottime iniziative che l’Europa sta mettendo in campo sul piano dell’innovazione tecnologica in agricoltura, come i progetti di rete AKIS, che però non trovano spazio nelle fonti di finanziamento che ne consentirebbero la realizzazione pratica. Si incentiva la messa in opera di modelli di produzione corta, biologica e mirata ad un mercato interno, senza sostenere l’utilizzo delle tecnologie esistenti che negli anni hanno dimostrato come sia possibile ridurre i costi di produzione senza ridurre la produttività. 

Questo ci porta a fare una considerazione: ad oggi si finanzia la ricerca e la sperimentazione nel campo dell’agricoltura di precisione, cosiddetta agricoltura 4.0, e dell’agricoltura digitale, ma non la loro diretta applicazione. In Italia ad esempio gli unici benefici economici diretti al produttore derivanti dall’utilizzo di tecnologie agricole di precisione rientrano nella sfera dei crediti d’imposta, non dando quindi la possibilità a chi non ha le risorse iniziali di investire in questo campo. 

La strada da percorrere è chiara: per combattere i problemi legati agli attuali modelli di produzione bisognerebbe incentivare l’affiancamento della coltivazione tradizionale alle apparecchiature intelligenti che tramite rilevazioni di precisione possono erogare la giusta quantità di acqua e fertilizzanti evitando così lo spreco di risorse naturali ed economiche, oltre che favorire metodi di coltura idroponica e acquaponica che andrebbero a ridurre l’esaurimento del suolo.

Insomma l’Europa dovrebbe finanziare non solo studi e progetti, ma anche l’utilizzo diretto in agricoltura di metodi innovativi, sostenibili e digitali, che vadano ad affrontare molti dei problemi legati alla sostenibilità delle produzioni senza dimenticare i ruoli fondamentali dell’agricoltura: la tutela dell’ambiente e la sicurezza alimentare.

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