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SFIDE NECESSARIE, REDDITO E DIGNITÀ PER I LAVORATORI DELLA RURALITÀ

La competitività delle agricolture non può gravare sull’anello più debole della filiera. Dignità ai lavoratori per dare vera forza al nostro comparto.
Stefano Mantegazza, Segretario generale della UILA, sottolinea come la sfida da vincere insieme è la creazione di “filiere responsabili” che offrano prodotti di qualità, a prezzi competitivi, che rispettino la tutela ambientale e le condizioni di lavoro e garantendo un’equa distribuzione del valore prodotto lungo tutta la filiera.

SFIDE NECESSARIE, REDDITO E DIGNITÀ PER I LAVORATORI DELLA RURALITÀ

Dopo due anni di Covid-19 in cui le aziende agricole e alimentari sono rimaste aperte, garantendo il cibo sulle tavole degli italiani e di molti cittadini del mondo, le sfide che ci attendono sono di grande rilievo. La pandemia ha stravolto l’economia globale, cambiando le priorità e le prospettive di sviluppo in Europa e nel mondo e questo nuovo scenario impone un’ulteriore riflessione per individuare politiche e strategie che consentano al settore agricolo di superare l’attuale crisi economica e di cogliere nuove opportunità per uno sviluppo sostenibile del sistema produttivo. In questo contesto, la UILA è convinta che la ripartenza debba mettere al centro le persone e il lavoro, puntando sulla valorizzazione delle aree rurali.

La sostenibilità sociale e il lavoro etico
La necessità di coniugare la crescita del settore con le nuove sfide ambientali e sociali sarà la scommessa da vincere. Una scommessa molto più complessa di quanto possa sembrare a prima vista. Innanzitutto, è fondamentale chiarire un concetto: conciliare la crescita economica e la creazione di nuovi e “buoni” posti di lavoro con la sostenibilità ambientale e sociale non è solo una scelta etica ma sempre più anche una leva di competitività a livello globale. È un errore pensare che la sostenibilità ambientale sarà il solo “driver” di scelta dei consumatori che oggi guardano anche alla tutela del lavoro: un cibo di qualità, al giusto prezzo, prodotto nel rispetto dell’ambiente ma da lavoratori sfruttati e pagati in nero, avrà vita breve tra i consumatori del mondo post-pandemia.
Ormai, quella per il “lavoro etico” non è più solo una battaglia portata avanti dalla UILA. Sono gli stessi consumatori, sempre più attenti, a chiedere alle aziende il rispetto dei diritti del lavoro. La sfida da vincere insieme, imprese, lavoratori e consumatori, è la creazione di “filiere responsabili” che offrano prodotti di qualità, a prezzi competitivi, che rispettino la tutela ambientale e le condizioni di lavoro e che garantiscano un’equa distribuzione del valore prodotto lungo tutta la filiera, a partire dalle aziende agricole e dal lavoro dipendente.

Cambia la Politica agricola comune (Pac)
E in questa direzione cambia anche la Politica agricola comune (Pac) europea. Il sindacato, grazie anche al governo Draghi e a tanti parlamentari europei, è riuscito a far inserire nella nuova Pac, la clausola sulla “condizionalità sociale”. Un principio, che inseguivamo da 20 anni, che significa subordinare la concessione degli aiuti comunitari anche al rispetto dei diritti del lavoro. Tale principio sarà obbligatorio per tutti i paesi Ue dal 2025 ma si potrà applicare, in modo facoltativo, già dal 1° gennaio 2023. Diversi paesi europei, sindacati e governi sono al lavoro per la sua applicazione anticipata e la UILA è impegnati affinché ciò avvenga anche in Italia perché siamo convinti che l’attuazione della normativa comunitaria possa essere determinante anche per combattere il fenomeno del caporalato e la piaga dello sfruttamento delle persone in agricoltura.
L’obiettivo nostro e del sindacato europeo è che tutti gli Stati membri adottino misure conformi e omogenee in materia di tutela del lavoro agricolo anche al fine di garantire una concorrenza leale tra Paesi e perseguano un coordinamento dei sistemi nazionali di protezione e sicurezza sociale.

La legge 199/2016 e il ruolo delle parti sociali
A livello nazionale, la UILA ritiene urgente rendere più trasparente ed efficiente il mercato del lavoro agricolo, attraverso il coinvolgimento delle Parti Sociali, nell’ambito di una piena attuazione della legge 199 del 2016 che la Uila ha fortemente voluto. Da un lato, occorre rendere operative le sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità, previste dalla legge, alle quali affidare, d’intesa con le istituzioni locali, anche la gestione dei trasporti. Le azioni di intervento, inoltre, dovrebbero essere rivolte a promuovere il lavoro di qualità in un’ottica di accrescimento della competitività e favorendo l’utilizzo della contrattazione collettiva di riferimento anche attraverso possibili incentivi, all’abbattimento degli oneri connessi al costo del lavoro e alla valorizzazione di prodotti e imprese in grado di certificare la sostenibilità etico/sociale.
Da un altro lato, sempre nell’ambito delle sezioni territoriali della Rete del lavoro di qualità, occorre valorizzare il ruolo degli Enti bilaterali agricoli territoriali (Ebat), in collaborazione con i centri per l’impiego, così da contrastare tutte le forme di irregolarità, favorendo l’emersione dal lavoro nero e promuovendo azioni di prevenzione.

La linea “Maginot” della Uila sul Green Deal
C’è poi una linea Maginot che UILA vuole difendere insieme alle imprese: investire in sostenibilità deve corrispondere a essere più competitivi.
La sostenibilità non può rappresentare un costo ma, al contrario, deve essere l’occasione per aumentare gli utili. Un maggiore spazio a disposizione degli animali, per esempio, vuol dire usare meno farmaci, assicurare più benessere e carni di migliore qualità. Non consentire l’utilizzo di farmaci quando gli animali si ammalano va al tempo stesso sia contro il benessere animale sia contro la competitività ambientale.
Il Green Deal chiede di ridurre i pesticidi del 50% entro il 2030. Questa scelta se applicata a un prodotto come le pere sarebbe esiziale. La coltura del pero ha visto calare i raccolti fino all’80% negli ultimi anni a causa della cimice asiatica e della recrudescenza di altre malattie funginee. Se dovessimo rinunciare anche a un solo anti-microbiotico tra quelli ammessi per la difesa degli alberi, la coltivazione del pero sarà destinata a sparire con la conseguenza che mangeremo pere di importazione da paesi che continuano a usare gli anticrittogamici.
Oltre al dimezzamento dei fitofarmaci, all’agricoltura europea il Green deal chiede di ridurre del 20% l’utilizzo dei fertilizzanti e di aumentare la superficie coltivata a biologico dall’attuale 8% al 25% del totale. Gli obiettivi sono ambiziosi, ma la messa a terra, in termini di ricadute economiche, rischia di rivelarsi costosa in termini di redditività delle imprese e, a cascata, anche per i consumatori. La strategia verde voluta da Bruxelles rischia di portare a un calo della produzione agricola del 5%-15%, con un conseguente aumento dei prezzi del 10%, dovuto alla maggiore dipendenza dalle importazioni. Nemmeno l’ambiente ne beneficerebbe appieno: più della metà della riduzione di gas serra in Europa verrebbe infatti rimpiazzata da rialzi equivalenti delle emissioni nei Paesi terzi, costretti ad aumentare l’export per coprire il fabbisogno alimentare del vecchio continente.
Ecco, quindi, che gli obiettivi dell’UE sul Green Deal, dovrebbero essere realizzati con scelte equilibrate e con i compromessi necessari affinché le imprese siano messe in condizione di raggiungere il target previsto senza perdere competitività. Usciamo da due anni di cali dei fatturati e la transizione ecologica non può indebolirci in un momento cruciale per la ripresa, in cui ancora non siamo tornati ai livelli pre-pandemia. La Uila è favorevole, quindi, a qualsiasi strategia che miri a valorizzare la biodiversità e il contrasto ai cambiamenti climatici ma è fermamente contraria a misure che possano provocare una riduzione della produzione agroalimentare o gravare sui conti delle imprese.
Le strategie proposte dall’Europa non devono diventare mere restrizioni all’agricoltura attraverso riduzioni generalizzate dell’uso di terreni, fertilizzanti, anticrittogamici e pesticidi, con implicazioni rilevanti per la struttura e la produttività agricola e dell’industria alimentare italiana ed europea.

La scelta vincente è puntare sull’economia circolare
Una scelta efficace per realizzare la transizione energetica in modo sostenibile anche da un punto di vista economico è puntare sull’economia circolare. Penso alla conversione degli scarti agricoli in energia e alla loro trasformazione in prodotti ad alto valore aggiunto, declinabili nell’ambito della nutraceuica, della bioenergia o dei biofertilizzanti, in alimenti destinati alla zootecnia o al pet food.  La Uila è inoltre favorevole alla nascita delle Centrali a Biomasse, che oltre a costituire una fonte di energia rinnovabile, garantiscono una attività redditizia attraverso la raccolta del cippato che si integra con l’attività svolta dagli operai forestali per la manutenzione degli alberi e l’eliminazione degli scarti legnosi, il controllo del territorio e la pulizia dei boschi, e assicurano inoltre, alle aziende agricole vitivinicole, ortofrutticole e olearie una fonte ulteriore di reddito tramite l’utilizzo delle potature.
Da questa rivoluzione verde, se sarà effettuata con la scelta che proponiamo, potranno scaturire effetti positivi anche per l’occupazione. Sono molti infatti i green jobs, i posti di lavoro nei settori più diversi che saranno necessari a far coincidere difesa dell’ambiente e crescita economica. Con misure efficaci e concrete si potrà pensare di offrire una ricetta capace di armonizzare aumento dell’occupazione, lotta alle diseguaglianze e sviluppo sostenibile. Un modo costruttivo di rispondere alla pandemia che ha colpito tutto il mondo e per la cui ripresa servono nuovi impieghi capaci non solo di risollevare il Pil, ma anche di favorire più equità sociale e far arretrare le diseguaglianze nel lungo termine. Un esempio su tutti. All’interno del PNRR – il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – esiste una misura specifica denominata “piano nazionale borghi” che rappresenta una delle linee di investimento per la ripartenza del settore turistico e culturale italiano. Al suo interno dovrà essere necessariamente incluso il coinvolgimento delle strutture agrituristiche e delle filiere corte nate intorno alle produzioni locali di qualità, solo così potrà avvenire il rilancio delle aree interne e rurali, promuovendo l’occupazione e contrastandone lo spopolamento. Come UILA chiediamo di includere all’interno del Piano di costruzione, riqualificazione e messa in sicurezza di nuovi edifici scolastici, anche, la realizzazione di Agriasilo e di Fattorie Didattiche. In questo modo, oltre ad incrementare l’occupazione, si favorisce la ripopolazione delle aree interne e svantaggiate e in particolare di quelle rurali.

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