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RILEGGERE E RIDEFINIRE IL RUOLO DELL’INTERMEDIAZIONE PER DARE DIGNITÀ ALLA RURALITÀ

Per rilanciare le agricolture è necessario avere una rappresentanza all’altezza delle sfide.
Sergio Marini, imprenditore agricolo e Presidente di Copagri Umbria, è tra i principali interpreti di una rappresentanza in grado di essere vicini ai territori ragionando su una strategia europea vicina ai territori. Nel suo intervento del 20 Aprile 2021 - durante il convegno “Agricolture e strategie sovralocali” - molte delle tematiche della rete Re.La.Te. trovano ulteriore linfa e rafforzano il proprio ruolo di cuneo.

RILEGGERE E RIDEFINIRE IL RUOLO DELL’INTERMEDIAZIONE PER DARE DIGNITÀ ALLA RURALITÀ

In troppi casi  si assiste ad un disallineamento tra la mission statutaria delle rappresentanze e gli obiettivi perseguiti delle strutture. Questo distacco fa venir meno quel patto di lealtà tra rappresentato e rappresentante. Si logora così il valore privatistico della delega e più in generale si snatura la  funzione propria dei corpi sociali in una democrazia compiuta.

Individuare le motivazioni che sottendono tale fenomeno non è affatto semplice, ma certamente a monte c’è l’appesantimento delle strutture e i costi che ne derivano ad intaccare il ruolo e la mission della rappresentanza.

I ricavi dei bilanci sono legati per la quasi totalità all’erogazione di servizi ai soci per pratiche che mediano il rapporto con la pubblica amministrazione. Tali meccanismi nati come forme nobili di sussidiarietà orizzontale oggi, per quantità e qualità, rischiano di modificarsi in vere e proprie “concessioni” che la politica fa alla rappresentanza.

La prima conseguenza è il moltiplicarsi di adempimenti burocratici spesso inutili e costosi, 

 Il secondo effetto è il rischio reale di una riduzione dell’incisività rivendicativa e della compressione del ruolo propositivo della rappresentanza.

L’appesantimento economico a volte viene compensato  con impropri  tentativi di proiettare le strutture di rappresentanza in progetti economici  che per definizione dovrebbero essere gestiti da imprese

In questi casi il corto circuito che si genera è duplice. 

In primo luogo perché l’attività economica potrebbe entrare  in concorrenza con quella delle imprese socie rappresentate generando un vero e proprio conflitto di interessi

Secondo perché si potrebbero costituire modelli  di impresa e di gestione agli antipodi rispetto a  quelli tutelati e rappresentati statutariamente dalla associazione.

L’allentamento del rapporto rappresentato/ rappresentante si risolve spesso nella riduzione del peso dell’associato e della dirigenza eletta nelle decisioni e dunque nella compressione del  normale processo democratico.

Inutile dire che questa situazione intacca pesantemente quel compito di mediazione, di sintesi e di proposta proprio dei corpi intermedi e di cui, oggi più che mai, si avrebbe enorme bisogno.

Il momento storico che viviamo  impone dunque una “rivoluzione” nelle forme della rappresentanza e nei processi organizzativi e decisionali della stessa. Il capitale umano, la conoscenza e la competenza, unitamente alla democrazia interna possono e devono tornare protagonisti

Ecco perché occorrerà promuovere nuove alleanze, nuove aggregazioni, nuovi contenitori e rimuovere con determinazione ciò che sarà di ostacolo al cambiamento.

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