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COOPERAZIONE E CONFRONTI: L’ESSENZA DELLA RURALITÀ

Cooperazione di Ruralità - Il necessario ruolo delle Cooperative di Comunità per lo sviluppo rurale: ne parliamo con Daniele Bruno Del Monaco
Daniele Bruno Del Monaco, difficile da inscrivere e perimetrare l’operato del Presidente di Legacoop Frosinone e Latina: passione, etica e capacità di far cooperare e mettere in connessione le diversità in termini eccedenti, sono solo alcune delle sfaccettature del Presidente del Consorzio Parsifal che crede nella cooperazione in termini immanenti e non trascendenti, e non a caso è stato tra i primi a credere nella Cooperazione di Comunità.

COOPERAZIONE E CONFRONTI: L’ESSENZA DELLA RURALITÀ

La splendida parte d’Italia fatta di borghi, piccoli comuni, colline, montagne, acque sorgive, soprattutto quella incastonata nella dorsale del nostro stivale, è sempre di più luogo di accoglienza per turisti, escursionisti, pellegrini, camminatori, lavoratori in smart working, ma non riesce a incidere, come dovrebbe, sulle scelte politiche di cui ci sarebbe bisogno. Scelte per ricostruire legami di reciprocità tra centri urbani e aree rurali, per ristabilire un’armonica distribuzione della popolazione a garanzia del nostro patrimonio sociale e culturale; per assicurare la certezza nella manutenzione del territorio; per creare quella economia circolare capace di riattivare i circuiti e le filiere agro-ambientali e turistiche; per assicurare servizi di qualità ai bambini ed agli anziani. 

Una legge sui piccoli comuni o sui comuni montani sarebbe necessaria e doverosa. L’obiettivo di sviluppo di queste aree nei prossimi anni potrebbe essere riassunto in una frase: “conserviamo e custodiamo i panorami della nostra Italia dei borghi “.  Le vedute sono il risultato del nostro modo di fare economia, di fare manutenzione del territorio, della nostra attenzione all’ambiente, del nostro modo di fare agricoltura, della nostra valorizzazione delle tradizioni e delle culture locali, del nostro modo di tener cura del patrimonio pubblico e dei beni comuni.  Il centro della questione sta proprio qui, nella gestione dei beni comuni. 

Co-progettare e co-gestire tra enti pubblici e cittadini attivi, in maniera da costruire una “sussidiarietà circolare” capace di rigenerare valori economici, ambientali e sociali è l’unico modo per combattere l’impoverimento di queste aree pedemontane e montane.  In questo “panorama” le Cooperative di comunità rappresentano un mutamento nel modo di porsi dei cittadini nei confronti dei beni pubblici; le cooperative di comunità si riappropriano di quei beni troppo spesso considerati “terra di nessuno” e lasciati all’incuria e all’abbandono, restituendoli alla collettività e creando valore per la comunità tutta. Spesso si dice che le crisi portino con sé grandi opportunità, sicuramente questa crisi ci ha riconsegnato una cittadinanza attiva, che vuole partecipare e decidere il processo di crescita del proprio territorio. Le cooperative di comunità sono uno strumento per questi cittadini, uno strumento di partecipazione in cui esercitare la democrazia nel fare impresa, quindi nel promuovere sviluppo secondo una logica di coesione sociale e territoriale, superando l’individualismo imperante nei decenni precedenti e recuperando così una logica nuova di comunità, legata alla coesione sociale ed al concetto del Noi.  La piaga più grossa ed insoluta in queste aree sono proprio “le terre incolte ed abbandonate” che stanno cambiando i nostri panorami. C’è la necessità di iniziare a costituire specifiche cooperative di comunità che io chiamerei “Cooperative di ruralità”. 

La “ruralità” intesa come insieme di campagna e borgo da mettere in relazione alle città e non come nel suo significato originale di luogo di campagna contrapposto alla città. Per la prima volta in una legge regionale, (quella del Lazio sulle cooperative di comunità), gli agricoltori vengono individuati come i “custodi del panorama” dando finalmente un valore al paesaggio rurale. I GAL (che sono stati la prima sperimentazione di gruppi di azione locale), i Patti di custodia per il territorio, le comunità energetiche, la banca della terra, la regolamentazione da parte dei Comuni delle modalità di approccio ai servizi pubblici della cittadinanza attiva possono essere gli strumenti idonei per valorizzare e far nascere cooperative di ruralità. 

Quella dei piccoli comuni è un’Italia che soffre di un forte disagio demografico, con un calo della popolazione attiva enorme negli ultimi 20 anni, ma allo stesso tempo è un’Italia di ricchezze straordinarie, come un  importante patrimonio abitativo da recuperare, un sistema di parchi e aree protette; di cammini religiosi, storici e naturalistici (oltre 10.000 chilometri), di centinaia di produzioni agricole a marchio di qualità; di 11 milioni di ettari di patrimonio forestale da tutelare e gestire, di qualche milione di ettaro di terreni incolti da rigenerare. Ecco intervenire in questi settori con il giusto approccio di cura (risparmio idrico, energetico e quant’altro) è possibile solamente se le popolazioni che vivono in quei territori possono essere protagonisti nel decidere il futuro dei loro panorami.

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