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GAL DEL LAZIO

I GAL del Lazio: Sussidiarietà o bottom up come valore aggiunto?
I GAL possono essere uno strumento per focalizzare al meglio i fondi strutturali. Valorizzarne il ruolo oltre i paletti tecnocratici per assicurare uno sviluppo rurale pienamente bottom up costruendo una strategia che parta dai territori e ne valorizzi in termini di rete, best practice le particolarità all’interno di una strategia di sviluppo regionale e nazionale di sviluppo locale.

GAL DEL LAZIO

Fin dagli esordi la caratteristica qualificante dell’approccio LEADER risiede, nell’alveo delle finalità dello strumento, nella volontà di attribuire un ruolo determinante alle strategie locali rispetto alle misure “top – down” tipiche dei fondi strutturali. Pilastri portanti dello strumento LEADER sono da sempre: INTEGRAZIONE, INNOVAZIONE, MULTISETTORIALITA’, a partire dalla necessità di definire, per ambiti sub-regionali (il GAL è l’unico strumento “istituzionale” attualmente legittimato a porsi come livello “intermedio” nell’attuazione dei fondi strutturali) strategie non generaliste “tagliate” su tematiche e territori specifici.

Alla quinta fase di programmazione, con esperienze eterogenee, buoni risultati e fallimenti, appare chiaro come nel tentativo di tendere alla “linearità” gestionale e tecnica, questi tre aspetti abbiano parzialmente, e non ovunque ma complessivamente perso forza.

In particolare sarebbe auspicabile valutare l’impostazione del programma LEADER del futuro, tenendo al centro la sua importanza strategica in termini territoriali e tematici, riponendo al centro della logica di intervento:

Al netto di queste considerazioni e valutando “elementi e circostanze” quali la forte spinta anti-europea, l’allontanamento dei territori da Bruxelles, le difficoltà della “provincia e delle zone rurali” (fenomeno non solo italiano ma riscontrabile in Francia, Germania, Spagna ecc..) di percepirsi come fattore costituente ed attivo nelle scelte della UE, ma anche di elementi puramente nostrani quale la riforma del Titolo V e le difficoltà degli enti locali, oltre – chiaramente a “fattori epocali, come la crisi del 2008, ed i suoi lunghi strascichi, e, soprattutto, la pandemia COVID, di cui stiamo ancora valutando portata ed effetti” risulta quanto mai opportuno analizzare stato dell’arte e prospettive dei processi di sviluppo locale e del LEADER.

La funzione svolta in questi decenni dal LEADER è stata cruciale ed ha permesso di performare e accrescere competitività e servizi in molti territori, soprattutto laddove i territori hanno immaginato e messo in pratica una strategia di animazione, partecipata e condivisa di sviluppo locale. In molti altri areali, però, soprattutto nelle ultime 2 programmazioni, la spinta propulsiva dello sviluppo locale, del processo bottom up ha perso vigore (o rischia di perderne).

E perdere oggi la forza e l’efficacia del LEADER – soprattutto in Italia ed in quelle regioni in cui è in pieno “sviluppo un rinascimento delle agricolture”; soprattutto in un Paese come il nostro in cui la pluralità delle filiere, la diversità di forme di produzione e di relazione, l’importanza della multifunzionalità e la connessione con i territori – significherebbe perdere una dinamo cruciale non solo in termini di crescita socio-economica e di innovazione -sociale, ma il vero grimaldello culturale e politico  per inscrivere le scelte, le tensioni locali nell’alveo delle politiche comunitarie e nazionali.

In considerazione di ciò, valutando anche il particolarissimo momento che permette un periodo più lungo di gestazione per la prossima programmazione – la stessa inoltre avrà un periodo più breve, permettendo di avere impatti minori in caso di riscontri negativi ed aggiustamenti in tempi minori – e, soprattutto, considerando la crucialità per il nostro “sistema rurale” (unico, ricco di biodiversità, foriero di numerosissime filiere…ma anche estremamente parcellizzato, con “volumi e pesi specifici” non enormi, non sempre “integrato e dialettico”) di ragionare in termini di analisi, prospettiva e strategia, sarebbe quanto mai auspicabile il dare piena forza ed ampio spazio ai processi ed ai momenti di “definizione di strategie per, del e con il territorio”.

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