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AGRICOLTURA E SVILUPPO RURALE DAL 1957 AD OGGI

Agricoltura e sviluppo rurale, avanguardie nel processo di unificazione Europea; dal 1957 ad oggi.
“Agricolture ed Europa” è scritto nell’essenza stessa del percorso dell’Unione Europea.                                     Il comparto agricolo rappresenta non solo la principale politica comunitaria, che ancora oggi drena il 38% delle risorse, ma è alla base della vita e delle attività dell’unione stessa.

AGRICOLTURA E SVILUPPO RURALE DAL 1957 AD OGGI

Non solo la PAC rappresenta il primo pilastro della Comunità Economica Europea, ma l’agricoltura ha uno spazio fondamentale nel trattato di Roma del 1956, uno spazio ed una visibilità che per motivi storici, non troviamo all’interno della bellissima carta della  Costituzione Italiana.

Scelte e strategie hanno portato il nostro paese ad essere uno dei più sviluppati al mondo. Questo è un dato di fatto: un paese martoriato dalla guerra doveva rinascere dalle proprie macerie e l’ha fatto in pochi anni entrando nel G7 e divenendo una delle economie più forti del mondo. Decenni dopo emergono con forza – ancor di più in questi giorni in cui l’immanenza di scelte ambientali, richiede uno sforzo reale e dal basso – le ferite ed i danni che sono stati generati da un allontanamento eccessivo dal patrimonio e dal capitale rurale (inquinamento, dissesto idrogeologico, terreni agricoli trasformati in discariche industriali, erosione del suolo…).

Le ferite del paese, i solchi e i campi intrisi del  sangue di 20 anni di totalitarismo avevano bisogno di tempo e passione per far sbocciare nuovamente la necessità delle agricolture e del paesaggio rurale nel paese delle biodiversità. Fortunatamente la Comunità Europea sin dagli albori e ancora tutt’oggi ha individuato il comparto primario e la dimensione rurale come architrave fondante per l’esistenza propria e dei singoli Stati membri.

L’agricoltura è sempre stata al centro della politica europea, mantenendo tale centralità (soprattutto in termini di volumi economici e finanziari destinati a tale pilastro),  nel corso di questi 70 anni e delle varie evoluzioni e modifiche che hanno caratterizzato anche in termini strutturali quella comunità che ad oggi è l’Unione Europea.

Ed è per questo che deve allarmare e preoccupare l’allontanamento degli imprenditori agricoli e del tessuto rurale, dall’idea e dalla percezione di Europa. Ad oggi l’Italia  riceve contributi europei per l’agricoltura e lo sviluppo rurale per 7,4 miliardi all’anno […], il sostegno pubblico incide per il 28 per cento sui redditi degli agricoltori […] in Francia si arriva al 40, in Germania al 42, in Slovacchia al 90 per cento (fonte: articolo “Non possiamo permetterci il sovranismo Agrario” del 03/03/2019, intervista ad Angelo Frascarelli – Presidente Ismea e corrispondente in questo numero di RuralIdea – pubblicata su Il Foglio a firma di Alberto Brambilla) e risulta difficile comprendere (…tale difficoltà si assottiglia notevolmente considerando quanto lontano si percepiscano dai luoghi e dai momenti decisionali,  le donne e dagli uomini che quotidianamente vivono e fanno vivere l’agricoltura) il distacco e talvota purtroppo l’astio che emerge in molti territori rurali per Bruxelles. Evidenziato ciò, il fattore che davvero deve far preoccupare chi crede e chi governa questa Unione Europea, è che in quei territori, e spesso in tutto il Paese, si sta perdendo il senso e l’importanza delle agricolture e delle politiche di sviluppo rurale nel processo e nella dinamica di costruzione del progetto Europa: un orizzonte sociale, etico e comune.

L’agricoltura è il seme dell’Europa, l’agricoltura e la ruralità devono essere l’orizzonte da praticare per un’Europa dei territori da immaginare e costruire mediante nuove forme di socialità ed economia, nuove forme di partecipazione alla vita politica. 

Questo è l’humus attraverso cui creare momenti di partecipazione e legittimare quel patrimonio comune fatto di differenze; quel sostrato mediante costruire un’Unione Europea delle differenze, delle sfumature e della moltitudine; quel futuro costruito attraverso le voci ed il sudore, le idee e la passione di quanti vivono e praticano lavoro, cultura e realtà

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